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1set/08

Ho visto Andrea Pazienza (e non era Elvis, lo giuro!)

zannabn

Zanardi

1 La cosa che mi ha colpito di più è stata la sua innocenza. Quella che traspariva dalle foto, o meglio si rivelava in maniera assoluta attraverso i dettagli del suo viso. E poi il senso del gioco, le sue mani, i suoi personaggi, i suoi tratti, suoi scritti. Oltre ad essere un’estate, quella appena finita, è stata anche Quell’estate raccontata dalle manifestazioni sapientemente organizzate su di lui.
L'estate di Andrea Pazienza e di San Menaio, posto a me caro almeno quanto a lui. Certo, lui un genio, io no. Lui alto, io no. Lui, purtroppo, scomparso, io, per fortuna, ancora qui, ad ammirare lui e il lungomare che lo ha visto protagonista tante estati, non solo quella raccontata nella mostra di Vico del Gargano.
Quando lui morì aveva 32 anni, io ora ne ho 32.

genio 2
Tavola

E mentre guardavo quelle meraviglie, indefinibili, né quadri, né tavole, solo arte, per quanto banale sia la definizione, pensavo che fino al 1988, chissà quante volte l’avevo per caso incontrato sulla spiaggia, magari a Lido San Menaio, o da Tonino, nel sempreugualedasecoli Lido Milano.
Peccato non averlo riconosciuto, ero impegnato a crescere, ad 11 anni ancora non lo sai riconoscere uno come Andrea Pazienza. Eppure mentre guardavo le foto e le sue opere, seppur forse solo per suggestione, ho provato a ricordare quand’ero piccolo, quando i gommoni erano tutti parcheggiati davanti ai lidi, quando le mie estati duravano tre mesi, e tornare a Foggia i primi di Settembre era una specie di tortura medioevale.
Bè, ci ho provato, dicevo, e per un attimo, l’ho visto Andrea, sulla spiaggia, passare mentre io e gli altri amici giocavamo a pallone, e per caso, il tango, sbatteva su di lui. L’ho immaginato sorridente, un po’ Zanardi, mentre con un acrobazia, ci restituiva il nostro migliore amico di quegli anni.
Cazzo, potevo nascere prima. Non glielo perdonerò mai a mia madre. Il 1976 era troppo tardi per molte cose!!
Vabè, ormai è andata, resta un ombra e tanti sussurri, che non andranno mai via da quel lungomare bistrattato e da noi così amato.
Resta l’odore forte della terra bagnata quando piove, il concerto di cicale che non smettono mai, l’aria di San Menaio, che nonostante il disboscamento, l’incuria delle amministrazioni e dei villeggianti, mi ha reso felice, quest’estate come tanti anni fa.

  1. Foto di Roberdan

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