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La vera storia del TdL

Quando mi presentai sotto la sede del Teatro dei Limoni, sapevo già che non sarebbe stata un’intervista facile. Molti, prima di me, avevano affrontato l’ingrato compito e quasi tutti ne erano usciti provati. Leggenda vuole che qualcuno, dopo, avesse cambiato addirittura lavoro. Mandai giù un Pocket Coffee e affrontai i due piani, scalino dopo scalino, sguardo fisso e mandibola serrata.
Ad accogliermi, una porta semiaperta e una musica di pianoforte...
e un sordo ma costante cigolio... e un ticchettare da tastiera.
- E’ permesso?!
- Chi è?!... - fece una voce quasi da vecchia ma con una timbrica più maschile.
- Norman, sei tu?!
Mi chiusi la porta alle spalle e affrontai l’angolo che mi divideva da loro.
- No, signora! Sono venuta ad intervist... - e, improvvisamente, mi bloccai.
A chiedere di Norman non era un’anziana signora ma un ragazzo seduto su una sedia a dondolo in vimini, di fianco ad una finestra, vestaglia verde con file di limoni a percorrere diagonalmente tutta la superficie della stoffa e una copertina sulle gambe. Quando il ragazzo mi vide, d’un tratto smise di beccheggiare sulla sua sedia a dondolo e allarmato si rivolse al tipo stempiato che, imperterrito, continuava a martellare le sue dita sulla tastiera di un portatile.
- Chi è questa puttana, Los! ...Uccidila!! Uccidi la puttana!!!
Il tipo stoppò il suo scrivere e con sguardo spugnoso gli rispose:
- No! Gal! Non me la fare uccidere! Non voglio! Non voglio, Gal!!!
- Tu non vuoi farmi piangere, vero, Los?!
- No ...non voglio.
- E allora uccidi la puttana!
Al che, smarrita, guardai il pianista in cerca di aiuto ma il pianista non ricambiò lo sguardo anzi, sembrava in trance, fuori dal mondo.
Strisciai due passi indietro e il citofono prese a suonare.
Urlai.
Silenzio.
Tutti fecero finta di niente.
Il citofono suonò una seconda volta.
Silenzio.
Tutti fecero finta di niente.
Una terza.
Silenzio.
Tutti fecero finta di niente.
- Mi pare che abbiano citofonato.
Los passò a Gal un: - Vai tu?! - che rimbalzò prontamente al pianista con un:
- Cata! Il citofono! - che non disse niente e continuò a suonare il suo piano.
Al quarto e prolungato GNIIII!!!!! decisi di andare io a rispondere.
- Chi è?
- Sono Rascio! Apri! ...Dai che fra poco viene una rincoglionita ad intervistarci!
Aprii.
Quando mi vide alla porta cadde in un profondo stato di paranoia e mi chiese:
- Ma... chi ha risposto al citofono?
Non dissi niente e lui capì e iniziò a sommergermi con una valanga di giustificazioni imbarazzanti. Mi invitò in cucina per una tazza di the e lì ne approfittai per tranquillizzarmi.
- Ma... sono normali?
- Chi?
- Loro!
- Perché?
- Tu non li trovi un po’...come dire... strani?!
Rascio si affacciò preoccupato nel salottino e poi tornò a me con la faccia di chi aveva inteso il significato di quelle parole.
- No, no, è tutto sotto controllo! Sono in fase creativa.
- ...Perché, di solito, quando creano, fanno così?!
- ...Anche peggio! Chieda a quelli del piano di sotto! Chieda, chieda!
- Sì, chiederò ma... per l’intervista... come facciamo? Voglio dire...
- Non si preoccupi, conosco i miei polli!
Rascio prese fiato e poi urlò: - Ragaaazziiii!!! C’è l’Arcuri in televisioooneee!!!
In breve tempo i tre si precipitarono in cucina.
- Scusate, ragazzi! ...scherzavo.
Non dissero niente.
Si girarono e, come zombi, fecero per tornare alle loro postazioni.
- ...Un attimo, un attimo!
Si fermarono.
- Veramente la signorina Lime sarebbe venuta poiché vorrebbe scrivere un articolo sul Teatro dei Limoni. Eventualmente sarebbe una cosa brev...
- Perché dovremmo?! - risposero, seccati.
Il Cata prese a muovere le dita avanti a sé e, nell’altra stanza, il pianoforte partì con una melodia western.
I tre si girarono e mi fissarono con sguardi di ghiaccio.
- Rispondi, straniera, perché dovremmo?!
Non sapevo cosa dire!
Il silenzio divenne insostenibile. Ero imbarazzata e anche un po’ spaventata.
Il labbro superiore prese a farmi prurito.
Mi succede sempre quando sono in ansia!
Loro erano lì, immobili, mani vicino alle cinte e sguardi lesti a non perder mai di vista le mie mani e il mio volto.
Il prurito divenne insopportabile.
Schiusi le labbra e i loro sguardi scattarono subito al viso. I loro occhi seguirono attenti la mia lingua umida e turgida che iniziò a scivolare sul labbro superiore in lascive arcate, prima da destra e poi da sinistra, lentamente, molto lentamente, premendo sulla carne vogliosa di conforto, eppur mi preoccupavo di tranquillizzarli dicendo, tra una slappata e l’altra: - Ho solo uno strano prurito! - fino a quando l’espressione sul mio volto si sciolse in puro godimento nell’arrestarsi definitivo del prurito suddetto.
Quando riaprii gli occhi notai nei loro sguardi un’espressione diversa.
Non so per quale motivo, ma da quel momento si mostrarono fin troppo gentili.
Il Galano ordinò al Rascio di scegliere e servire per me il the migliore tra le mille e mille qualità, alcune delle quali rare e introvabili, che avevano in dispensa, pur dopo scoprendo che, in verità, nella loro dispensa, vi era soltanto un’unica confezione discount. Il Losavio, ampollando nei gesti e nel dire, mi scostò la sedia dal tavolo e mi fece accomodare. Il Catapano prese a muoversi in maniera felina nel piccolo e affollato spazio della cucina, poi sensualmente si accomodò su di una poltrona e si accese una sigaretta guardando altrove. Il Rascio arrivò con le tazze di the fumanti e incominciammo l’intervista. Come nasce la decisione di chiamare questa compagnia “Teatro dei Limoni”?

Il Losavio non se lo fece ripetere due volte.

Per tre motivi fondamentali!
Il primo è che “I limoni?!” fu la prima battuta del primo spettacolo scritto, diretto, interpretato e musicato da noi; il primo spettacolo portato in scena; una cosa puramente affettiva, quindi. A confermare ulteriormente la scelta di mantenere questo nome, si aggiunse un secondo motivo, oserei dire, geografico. Come tutti sappiamo, il limone, come frutto, viene associato ad una terra calda, asciutta, forte, piena di sole, proprio come il nostro meridione...e come il sottoscritto, modestamente!...
...Scusami se ti fisso, ma hai degli occhi bellissimi!

Silenzio.

...e in fine, ultimo ma non per importanza, vi è un concetto squisitamente filosofico su un frutto che, pur avendo una buccia dal colore energico, propositivo e allegro, nasconda, al suo interno, una verità spesso aspra...A few as the life, baby!

Detto ciò, il Losavio si accese soddisfatto una sigaretta e diede una rumorosa sorsata alla sua tazza di the. Il Galano lo guardò disgustato. Il Rascio si alzò e andò a svuotare i posacenere della cucina mentre il Catapano, immobile, osservava passivo la scena.

Bene! Passiamo alla prossima domanda:
Ora voi siete una compagnia teatrale, prima, invece, soltanto un gruppo di amici. Cosa ha stimolato questo passaggio?

Indefesso, il Losavio...

Tutto cominciò quando...

...e il Galano lo fermò.
- Ciccio! Non è mica un’intervista personale! Magari, se fai rispondere anche un po’ a noi?!... - e così apostrofando si alzò dalla sedia e si portò verso la finestra, sguardo alla luna ed espressione simil-assorta. Dopo 42 interminabili secondi, rispose finalmente alla mia domanda.

...Semplice! Tutto colpa del Destino.
Quasi come in un film...mi segui?!
Quattro ragazzi, ognuno col suo plot di vita, ma tutti e quattro accomunati dalla stessa voglia di esserci, di fare, di creare. Ora, nella scena successiva immagina un unico e lunghissimo pianosequenza di eventi che, volta per volta, portano questi quattro ragazzi ad incontrarsi, a diventare amici e infine, a prendere una decisione. Tre attori e un musicista in cerca di un Credo, il meglio sulla piazza, capisci cosa intendo?!...
Il mio amico Losavio già scriveva da tempo. Io, strada facendo, fui preso dalla passione per la regia mentre il Catapano era ormai maturo per dare il meglio del suo genio musicale. Avevamo tutto! Tutto! Compreso il Rascio. A questo punto ci mancava soltanto un pubblico! Così decidemmo di fare le cose sul serio e di investire i nostri talenti concentrandoli verso un unico obiettivo. Nacque così il Teatro dei Limoni...
...Che luna meravigliosa, questa sera!...

Sguardo latin lover diretto verso me.

...pari soltanto alla tua bellezza! Il Galano tornò con lo sguardo alla luna, bevve un sorso di the, si infilò una sigaretta tra le labbra e se l’accese con un colpo di Zippo. Il Losavio continuava a farmi prolungati e osceni occhiolini di intesa soffiandomi addosso boccate di fumo. Il Rascio si alzò per andare a svuotare il posacenere usato dal Losavio mentre il Catapano, immobile, osservava passivo la scena.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

- Prog-etti?!... - prese parola il Rascio - ...signorina, qui si parla di prog-quintali! - e rise cercando approvazione dagli altri che invece ricambiarono con un mesto silenzio. Il Galano colse subito la palla al balzo e riprese parola, mal visto dai presenti.

Progetti per il futuro? Mah! E chi può dirlo?! Noi siamo sempre in continua evoluzione. Teatro, cinema o altro che sia, venga ciò che deve venire, l’importante per noi è avere sempre come obiettivo la Qualità e, perché no, la volontà di crescere e di migliorare continuamente.

Sa che lei è davvero molto bell...

...E suonò il citofono.
Silenzio.
Tutti fecero finta di niente.
Suonò una seconda volta.
Silenzio.
Tutti fecero finta di niente.
Una terza.
Silenzio.
Tutti fecero finta di niente.
Al quarto e prolungato GNIIII!!! mi riproposi di andare e loro, di tutta risposta, con un’espressione del tipo ”Se proprio ci tieni tanto!”, diedero il loro assenso con la testa.
- Chi è?
- Sono Pierluigi!
Li guardai.
- ...E’ Pierluigi!
- Ah! Il nostro organizzatore generale. Fallo salire.
- Sali!
...e Pierluigi salì, entrò in casa con passo da pinguino e portò, con sé, una guantiera di pizza con la parmigiana accompagnata da una bella bottiglia di vino rosso. Fatte le dovute presentazioni provai a riprendere in mano l’intervista ma tutto risultò vano poiché i cinque si erano già catapultati sulla pizza e, abbuffandosi da fare schifo, iniziarono a lanciarsi spunti e nuove idee per spettacoli teatrali e cinematografici. Storie che nascevano e storie che crollavano in un’accavallarsi di parole, di battute, di bozze di dialoghi e, più inglobavano pizza più vomitavano idee e progetti sempre più strani ma pur sempre artistici. Io continuavo a fare le mie domande al vento. Rascio inseriva freddure qua e là senza pietà di risparmiar nessuno. Pierluigi si diede allo stappo della bottiglia con relativo pluriassaggio mentre il Losavio e il Galano gareggiavano a chi la diceva più grossa. Squillò il telefono.
Il Catapano arraffò l’ennesimo pezzo di pizza e si mosse alla ricerca del suo cordless sepolto sotto qualche accumulo di disordine. Al decimo squillo il telefono ammutolì dando sfogo alle bestemmie dell’archeologo, ma il telefono riprese a squillare ed il Catapano a cercare. Al nono squillo venne intercettato dal Losavio che con fierezza lo consegnò al proprietario. Il Catapano rispose e andò nell’altra stanza. Tutto riprese come prima quando, di colpo, la voce del Catapano sovrastò le altre.
- ...E’ Vania! Dice che, in quanto tecnico luci e tuttofare della compagnia, gradirebbe almeno essere citato nell’intervista!
- Sì, certo! Come no! ...Insomma, Los, ti dicevo, accendiamo un sagomatore su Dio che entra in scena dall’alto, Dio potrei farlo io, un tempo riuscivo anche a lievitare... ora non so, magari... - e cazzate dicendo si spostarono tutti nella sala creativa. Il Catapano al pianoforte, il Rascio ai posacenere, il Losavio alla tastiera ed il Galano agli estremi della sua favella tremens. Rimasi da sola in cucina con Pierluigi, io ad ascoltarlo per ore, lui a mescere vino e parole su ogni spettacolo firmato “Teatro dei Limoni”. Dovetti comprarne un paio per togliermelo dai coglioni.
Quando finalmente scappai da quell’incubo, era già notte fonda.
Mi sentivo stordita, ubriaca, spiata.
La luna brillava fredda nel cielo.
Tacchettando attraversai la strada puntando il marciapiede opposto.
Lo raggiunsi e mi voltai per un’ultima occhiata.
Il tetro ed inquietante edificio faceva da cornice all’unica finestra in luce... e poi una sagoma oscura che, dalla sua sedia a dondolo, pareva fissarmi con odio omicida.

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