Cara la pelle
Rassegna Giallocoraggioso
Produzione Zerobeat (Mantova)
regia Enrica Provasi
con Sara Mansi, Enrica Provasi, Luisa supino
1/2 Maggio
Prenotazione obbligatoria
Liberamente tratto da: “Come se io non ci fossi” di Slavenka Drakulic e “Cecenia. Il disonore russo” di Anna Politkovskaja.
SPETTACOLO VINCITORE PREMIO NEW CONTAMINATE ART FESTIVAL DI AVERSA 2007
Cara la pelle racconta di una donna qualsiasi, e di una guerra che un mattino entra nella sua vita “con un calcio nella porta”.
Una donna che fa l’insegnante in un paesino di provincia, figlia di un’impiegata statale e di un ingegnere, che viene caricata su un autobus e portata in un campo di concentramento dove diverrà prima serva, poi oggetto di violenza sessuale ripetuta, tortura sistematica, concubina, ed infine “profuga” spedita in un paese straniero.
I profughi di Cara la pelle sono donne. Donne che parlano lingue diverse. Di origini, tradizioni, religioni diverse. Accomunate dall’essere state bestiame di scambio, prostitute, animali da soma, da tortura o da compagnia.
Sbriciolate, consumate, come un pezzo di pane, o di sapone.
Insieme all’italiano, i dialetti - uno del nord italia, lombardo, ed uno del sud, campano – si impastano. Terra e fango. Un’unica voce frammentata in quelle migliaia di voci di donne che parlano lingue diverse, accomunate dallo stesso destino: quello di essere depredate.
Mangiami l’anima e poi sputala
Rassegna Giallocoraggioso
produzione Fibre Parallele Teatro (Bari)
di e con
Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
10/11 Aprile
Prenotazione obbligatoria
La donna, il femminile, avanza lentamente fino a rivelare il suo volto.
L'uomo, il maschile, è appeso a un grande crocifisso, immobile, capelli lunghi e panno bianco. Aspetta.
La preghiera di redenzione che innalza la donna fa compiere il miracolo inatteso: Cristo muove la sua testa fino a incontrare lo sguardo della disperata.
Questo incontro, questo cortocircuito genera un'esplosione e una deframmentazione del concetto d'amore e di religione, di anima e di corpo, che si fronteggiano e si fondono in una grottesca storia d'amore e di purificazione.
Cristo, uomo tra gli uomini, un extracomunitario del sentimento, offre il suo amore al grado zero, terreno, cioè il più semplice, ma incontra le resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualità dogmatica e restrittiva.
Il racconto della storia alterna estetica e comicità in un'atmosfera apparentemente ridanciana, ma in realtà cupa e tragica. A suggellare il tutto c'è una sorta di formulario del kitsch, che domina il senso religioso del sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una discarica religiosa.
North b-East
![North b-East [Giallocoraggioso 2009-2010]](http://farm3.static.flickr.com/2677/4454555175_7c8b24d309_m.jpg)
Rassegna Giallocoraggioso
produzione Carichi Sospesi (Padova)
di e con
Silvio Barbiero e Marco Tizianel
27/28 Marzo
Prenotazione obbligatoria
C’è un inquinamento che sfugge alle sigle e ai numeri, più sottile delle polveri, più impalpabile dei gas e dei fumi, si infila nelle trame dei nostri cuori, deviando i pensieri e le azioni.
Gli effetti sono imprevedibili, eppure a questo disagio diffuso che ci siamo costruiti attorno, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficile sfuggire.
I due protagonisti descrivono solo i particolari di Padania City, il luogo in cui vivono, amano, incontrano e torturano sopra ogni cosa se stessi, luogo che li ha trasformati in north beast.
Sabbia
Rassegna Giallocoraggioso
Produzione OfficinaTeatro (Caserta)
Testo e regia Michele Pagano
Interprete Michele Pagano
6/7 Marzo
Prenotazione obbligatoria
Note sullo spettacolo
Un uomo, un pallone, la sabbia. Un racconto scandito da tre mondiali di calcio. Una raccolta di ricordi che raccontano la storia di una lacerazione vissuta senza il filtro del cinismo. Il gioco del calcio che unisce e separa. La sabbia che, prima, accoglie e poi seppellisce l’esaltazione e le promesse dell’infanzia e dell’adolescenza. Sulla spiaggia ricreata sul palcoscenico, Tanino rivive il suo passato, con le sue contraddizioni e i brucianti sensi di colpa. Il percorso di questo emigrante è il viaggio di chi parte da un sistema di valori imposto e cristallizzato per giungere faticosamente all’emancipazione e alla maturità. Ogni elemento del passato che ritorna mette alla prova una scelta, una decisione, un cammino di svolta con tutte le sue sofferenze e i suoi inciampi. Ovunque, sabbia, dall’alto e dal basso, simbolica materia dei ricordi e suggestivo scenario di fallimenti e vittorie. Delicatamente comico e consapevolmente intimista, questo spettacolo non fornisce risposte, ma rivendica le lontane e felici promesse dell’infanzia come destino e non come caso.
Note di regia
Una narrazione spostata su vari periodi della vita del protagonista è lo spunto per creare dei livelli di emozioni diverse e contrastanti. E’ una piramide fatta di avvenimenti e di tappe a ciascuna delle quali corrisponde una evoluzione. Una delusione, una partenza, un incontro, un addio, una donna, un amico, il gioco del calcio: elementi di un quadro che vuole faticosamente racchiudere passato e presente, ma che non riflette altro che un desiderio imperativo di crescita, di trasformazione, di profondità, di valori eterni ed immutabili.
Il bazar dei sogni
http://radicaliliberi.wordpress.com

Cose Perdute
Un gioco maledettamente serio e commovente, “Cose perdute”. E, in quanto gioco, non si lascia scappare neppure l’occasione per far ridere. Brillante. Non sono bastati tre anni di assenza dal palcoscenico a rendere desueto uno dei cavalli di battaglia del Teatro dei Limoni. Anzi così come si offre sulla pedana nera di Vico Giardino, impolverato, leggermente consunto, usurato, più sporco e meno imbellettato, spogliato del carosello roteante di musicisti, riacquista una dignità a sé stante. Già, perché l’attenzione torna e si focalizza sugli snodi essenziali del racconto: sulla grande favola dei ricordi che non ci sono più e che il tempo ha preso in ostaggio, sull’allegra malinconia dei due protagonisti Miguel e Cornelio, prima giovani, poi vecchi, prima speranzosi poi disillusi, infine rassegnati nelle lacrime dell’inevitabilità. Solo un trucco, una concessione fatta alla rappresentazione, in questa stagione. Quel trucco si chiama Nicola Rignanese. L’attore impersona l’esattore del tempo, personaggio spietato quanto implacabile. La sua parola è legge, le sue scherzose filastrocche non già occasioni di battimano fanciullesco, ma punizioni, pretese di pagamenti, riscossioni. E quel che lui riscuote non sono soldi, bensì, appunto, anni. Trenta, quaranta, decine ogni qualvolta i due non riescono a soddisfare i clienti, a richiamare dal passato nel presente gingilli e cimeli smarriti nelle nebbie del tempo. Il tutto nel rispetto di regole non scritte ma comunque fissate che uniscono e nello stesso mentre fanno cozzare tra loro gli interessi dell’esattore e le necessità basilari dei due venditori. La scena come un bazar. Un posto speciale, in cui una semplice bicicletta assolve al ruolo di tramite fra presente e passato. Un carosello di ciarpame dimenticato, relegato nel cantuccio della memoria. Non corrono i secondi al suo interno. Ed il tempo diviene eterea raffigurazione di qualcosa che, in realtà, non c’è. Solo un simbolo. Anzi, piuttosto un pericolo. Entrarvi è come dimenticare che fuori c’è un’altra realtà, una dimensione concreta in cui il ticchettio tiranneggia sulle vite delle persone ed incombe come spada di Damocle sul loro capo.
Gamma di razze nella razza umana, risme di povertà e ricchezze, di superbia, follia e civetteria. Ognuno di loro è un protagonista, ognuno di loro la chiave di volta, ognuno di loro repentaglio momentaneo le cui parole sono dettami e non solo cortesi ricerche nei gangli degli anni andati. Battute e sketch allentano la tensione ed aiutano a rendere scorrevole uno spettacolo in bilico tra la fiaba e il quasi dramma. Limes pericoloso giocato sapientemente. Perché i sentimenti che si avvicendano dandosi il cinque, allegria e paura, rivalsa e terrore, hanno loro momenti definiti nell’alveo di “Cose perdute”. Sino all’inevitabile conclusione, fino alla chiosa, all’epifania dell’essere del bazar. Fino alle lacrime.
![Cara la pelle [giallocoraggioso 2009/2010]](http://farm5.static.flickr.com/4008/4534690080_45610344e1_m.jpg)
![Mangiami l'anima e poi sputala [giallocoraggioso 2009/2010]](http://farm5.static.flickr.com/4012/4496610796_7f6c05a706_m.jpg)
![[...]successivamente, prenderanno parte a un laboratorio teatrale organizzato dalla compagnia del Teatro dei Limoni](http://www.viveur.it/public/articoli/img/12343a.jpg)





